Abject

Il miserabile foglio, abbietto e vile, appoggiato sul tavolo della cucina sollevava da una condanna immediata alla sofferenza il nucleo famigliare, posponendo di indeterminato tempo il momento del prendersi per i capelli per questioni di eredità.

L’orologio d’oro è mio, tu se vuoi puoi prenderti quei quattro strofinacci lì dell’ikea. Ma come, non volevi un tuo ricordo? Li ha usati per anni, tutti e quattro, a rotazione. Mica ti offro quelli seminuovi che usava mai.

Il miserabile foglietto compilato con scarabocchi da 28 all’appello di grafologia farmacopeica rimandava allegramente ad altre diagnosi, altri scenari, altri dottori. Non direttamente al funerale equo e solidale milletrecento euro tutto compreso pure lo jubiliamo all together now, ma a nuovi esami, nuovi prelievi, nuove medicine, nuove terapie ma vuoi mettere il sollievo di non leggere su quel foglietto Ciao Angelo Ti Sia Lieve La Terra?

Ci fu un rapido scambio d’occhiate, con il senso d’appartenenza alla terra e l’orgoglio della razza che galleggiava sempre più alto nella cornea degli occhi, come il mare che assedia l’isola Gallinara e l’olio che affiora dagli orci taggiaschi.

Da lunedì il ticket a ricetta sarà dieci euro.

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